Andrea Bargnani getta benzina sul fuoco rispondendo a Gravina

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Anche Andrea Bargnani, ex cestista italiano con una lunga esperienza nella NBA, ha preso posizione con un post su LinkedIn dopo le parole del presidente della FIGC, Gabriele Gravina, in merito all’eliminazione degli Azzurri dai playoff mondiali: “Mi hanno colpito e non riesco a non dirlo. Sul risultato sportivo dei miei colleghi non mi pronuncio, lo sport è imprevedibile e gli episodi decidono le partite, lo so bene. Ho deluso anch’io le aspettative in gironi di qualificazione con la nazionale di basket, e so cosa significa essere dentro ad un “tritacarne”.

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“La figura apicale del nostro sport nazionale ha giustificato le difficoltà nel calcio anche dicendo che “il calcio è uno sport professionistico, gli altri sono dilettantistici”, ma la massima espressione di questo “professionismo” ostentato ieri, la Serie A, ha chiuso l’esercizio 2025 con un buco di oltre mezzo miliardo di euro (-531.241.500 euro per l’esattezza)… quindi mi verrebbe subito da chiedere: quando, come e dove si manifesta tutto questo professionismo?”.

“Io ho giocato in NBA, la lega sportiva più professionistica al mondo, benchmark di qualsiasi sport sul Globo – ha sottolineato il romano che è stato prima scelta assoluta al draft 2006 – Non mi sono mai sentito più atleta, più professionista, di chi fa salto in alto per le Fiamme Oro allenandosi 8 ore al giorno. Una regola non scritta dello sport, una delle più basilari, dice che il professionismo non lo misuri dallo stipendio. Lo misuri dalla dedizione, dal sacrificio, dal fatto che non hai un secondo lavoro e ti alleni tutta la vita per fare quello che sei. Quindi, su questo tema, guadagnare 10 milioni di dollari a stagione in NBA o 2.000 euro alle Fiamme Oro con l’atletica leggera non cambia il livello di professionismo. Anzi, per esperienza diretta, conoscendo tutti i colleghi dei vari sport, chi fa atletica leggera o sci nella maggior parte dei casi si allena molte più ore di una star NBA (ma molte molte), e questo è un fatto”.

“A livello normativo e legislativo ci sono distinzioni nette tra professionismo e dilettantismo, certo, ma sono anche figlie di strategie e/o politiche…ed è tutto un altro discorso. Per inciso: la nostra nazionale di pallavolo, campione del mondo in carica sia maschile che femminile, non sarebbe “professionistica” secondo questa logica. Chiamarli dilettanti richiede un “coraggio” che non ho. Il problema non è il risultato di ieri sera. Il problema in alcuni casi è chi guida i nostri sport, e con quale spessore/know-how”, ha concluso l’ex Toronto Raptors.

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