Carlos Alcaraz e la terra battuta: il vero avversario è il rischio infortuni

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Carlos Alcaraz entra nel cuore della stagione della terra battuta con un’incognita che ormai non può più essere ignorata: il rischio infortuni. Se il talento e i risultati lo collocano stabilmente tra i migliori interpreti sul rosso, la sua storia recente racconta anche un’altra verità, meno rassicurante: ogni primavera, puntualmente, il fisico presenta il conto. Il nodo principale riguarda la possibile partecipazione consecutiva a Montecarlo e Barcellona. Due tornei importanti, ma anche estremamente dispendiosi. Giocarli entrambi significa affrontare fino a dieci partite in meno di due settimane, un carico che, alla luce dei precedenti, rappresenta un rischio concreto.

Ed è proprio guardando al passato che emergono i segnali più preoccupanti. Dal 2021 in poi, la stagione su terra dello spagnolo è stata quasi sempre accompagnata da problemi fisici. Nel 2022 fu costretto a saltare Roma per una caviglia malconcia. Nel 2023 rinunciò a Montecarlo per stanchezza accumulata. Nel 2024 un infortunio all’avambraccio lo tenne fuori sia a Montecarlo che a Barcellona.

Nel 2025, infine, arrivò stremato alla finale catalana, dove un problema muscolare lo costrinse allo stop e gli fece saltare Madrid. Una sequenza che non può essere considerata casuale. La terra battuta, per quanto favorevole al suo gioco, sembra essere anche la superficie che più mette alla prova la sua tenuta fisica. Il vero pericolo, quindi, non è tanto perdere un torneo quanto compromettere l’intera stagione. Un infortunio nel momento sbagliato potrebbe influire direttamente sulla preparazione per Parigi, che resta l’obiettivo principale.

Per questo motivo, la gestione del calendario diventa cruciale. Giocare sia Montecarlo che Barcellona può offrire ritmo e fiducia, ma aumenta inevitabilmente il rischio di sovraccarico. Al contrario, una programmazione più prudente potrebbe garantire una condizione migliore nei tornei chiave, anche a costo di rinunciare a qualche appuntamento prestigioso. Molto dipenderà anche da come andrà la prima tappa: un percorso breve a Montecarlo renderebbe più sostenibile la presenza a Barcellona, mentre una settimana lunga e intensa potrebbe spingere il suo team a rivedere i piani.

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