Scacchi, morto a 88 anni Boris Spassky: giocò il « match del secolo » con Bobby Fischer
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Scacchi, morto a 88 anni Boris Spassky: giocò il "match del secolo" con Bobby Fischer
È morto a 88 anni Boris Spassky, leggenda degli scacchi dell’Unione Sovietica, campione del mondo dal 1969 al 1972, quando fu detronizzato dallo statunitense Bobby Fischer in quello che passò alla storia come “match del secolo, giocato a Reykjavik, la capitale dell’Islanda.
Nato il 30 gennaio 1937 a San Pietroburgo, che allora si chiamava Leningrado, acquisì il titolo di Grande Maestro nel 1956 dopo essersi qualificato al torneo dei candidati di Amsterdam. Ma per diventare campione del mondo dovette aspettare altri dieci anni.
Nel 1966 fu infatti sconfitto nel match iridato tenutosi a Mosca da Tigran Petrosian, sul quale però riuscì a prevalere nel 1969. Nel 1972 poi, dall’11 luglio al 1° settembre, il match con Fischer, mediaticamente il più seguito in tutta la storia degli scacchi, nel quale il 29enne di Brooklyn spezzò l’egemonia sovietica che durava da un quarto di secolo.
Spassky in seguito emigrò all’estero e prese la cittadinanza francese nel 1982. Continuò a giocre ad alti livelli ancora per una decina d’anni e nel 1992 giocò con Fischer un match platonico di rivincita, non valido per il titolo, in Jugoslavia, e fu nuovamente battuto.
Per quel match Fischer fu messo sotto accusa dal governo statunitense che emise un mandato di arresto dato che la Jugoslavia era un paese sotto embargo Usa, poi fu effettivamente arrestato nel 2004 e Spassky scrisse una lettera al presidente George W. Bush chiedendo la grazia per il suo amico e rivale, il che dimostrò il grande spessore umano di Boris Spassky.