Gravina, gli atleti si ribellano: "Sputi sul lavoro altrui"

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Le parole del presidente della FIGC Gabriele Gravina dopo la sconfitta dell’Italia in Bosnia e la mancata qualificazione degli Azzurri ai Mondiali hanno fatto infuriate tanti tifosi e tanti atleti italiani. Tra questi anche una stella dell’atletica come Mattia Furlani, che ha risposto per le rime a Gravina. Gravina aveva replicato così a chi gli chiedeva dei fallimenti del calcio rispetto a tutti gli altri sport azzurri, che stanno collezionando successi mai visti in passato: “Il calcio è uno sport professionistico, gli altri sono dilettantistici”.

Così Furlani, campione del mondo di salto in lungo: “Questo discorso ammazza proprio i valori dello sport e il lavoro che lo Stato e le forze dell’ordine (che continuerò a ringraziare sempre) fa per portare avanti un movimento e giovani atleti ragazzi, a rende atleti PROFESSIONISTI per realizzare i propri sogni con sacrificio, dedizione e lavoro”, ha scritto sui social.

“A quanto pare non se ne rende conto di cosa c’è dietro. Mi dispiace perché non è solo un insulto al calcio ciò che ha detto, è successo, ma anche allo sport italiano. Mi batterò sempre anche solo tramite i risultati, ma anche mostrando qui sui social cosa c’è dietro lo sport e il lavoro… con un investimento di 15 anni che ho fatto con la mia famiglia su metodi di lavoro, studio e passione, partendo da vivere sotto ad un ponte fino ad arrivare all’élite mondiale. Perché è questa la professione, non chi dichiara certe cose sputando sul lavoro altrui”.

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Anche il maratoneta Iliass Aouani si è fatto sentire: “Forse in Italia è giunto il momento di riservare a questi “sport dilettantistici” l’attenzione che 95 pagine di giornale su 100 riservano solo al calcio. Essere professionista non è un titolo, ma è un attitudine, svolgere un’attività con competenza, etica e serietà, i risultati sul campo sono uno specchio della qualità lavoro svolto dall’individuo e dal sistema. Trovare alibi non si addice a un vero professionista. Conosco amatori che nella mentalità sono molto più professionisti dei giocatori di cui si sta ormai fin troppo parlando”.

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