Mircea Lucescu, scatta l'esonero dopo la mancata qualificazione ai Mondiali

Mircea Lucescu non è più il commissario tecnico della Romania: la federazione ha comunicato l’interruzione del rapporto con l’allenatore ottantenne dopo la mancata qualificazione ai Mondiali.
Secondo i media locali, il possibile successore è Gheorghe Hagi, altra icona del calcio romeno. Lucescu era stato nominato nell’agosto 2024 con un contratto biennale, ma la sconfitta contro la Turchia guidata da Vincenzo Montella nei playoff per i Mondiali 2026 (avvenuta una settimana prima) ha portato alla decisione dell’esonero.
Pochi giorni dopo quella gara, il tecnico era stato ricoverato per un malore, ma si è ripreso in tempo per l’amichevole disputata martedì scorso contro la Slovacchia. Nel comunicato ufficiale, la federazione ha ringraziato Lucescu, sottolineando il bilancio del suo mandato (undici vittorie, un pareggio e sei sconfitte). L’allenatore aveva già guidato la nazionale negli anni ’80, portandola alla storica prima qualificazione agli Europei del 1984. Per Hagi (61 anni) si tratterebbe di un ritorno sulla panchina della Romania: il suo primo incarico era durato pochi mesi nel 2001, subito dopo il ritiro da calciatore.
Oliver Bierhoff in una intervista alla Gazzetta dello Sport intanto ha commentato senza giri di parole l’ennesima debacle del calcio azzurro, fuori dal Mondiale per la terza edizione consecutiva. L’ex attaccante di Milan e Udinese ha analizzato in modo spietato il tracollo dell’Italia. “Quello che mi preoccupa è che l’Italia era sempre famosa per buoni allenatori, buoni giocatori, ma sembra che sia stato perso il ritmo alto che serve nel calcio. Si è fermata agli Anni 90. Il gioco è cambiato, la preparazione anche, l’intensità è maggiore”, ha detto l’ex punta teutonica.
Bierhoff ricorda come la Germania ha superato la crisi di fine anni 90: “All’inizio del Duemila per superare una crisi abbiamo creato le accademie per i giovani, abbiamo migliorato l’educazione degli allenatori, abbiamo cambiato i programmi, la filosofia, allo scopo di avere meno forza fisica, più tecnica e tanti altri aspetti fondamentali, però ci abbiamo impiegato dieci anni. Verso il 2010 ci sono stati i frutti di questa politica e nel 2014 siamo diventati campioni del mondo. Ci vuole tempo. Non c’è la soluzione, il magico allenatore. Il problema è che devi crescere i giocatori, dargli più spazio e far sì che diventino più bravi degli stranieri che giocano nel campionato”.
