Bosnia-Italia, Goal Line Technology e fuorigioco semiautomatico non ci saranno: il motivo

La finale del Percorso A dei playoff UEFA per i Mondiali 2026 fra Bosnia e Italia, in programma questa sera allo stadio Bilino Polje di Zenica, si giocherà senza la Goal Line Technology, il supporto che indica all’arbitro, in tempo reale, se il pallone ha effettivamente varcato la linea di porta oppure no. Una scelta che sorprende per l’importanza della posta in palio, ma che trova spiegazioni precise nelle norme UEFA e nelle condizioni dell’impianto bosniaco.
Il cuore della questione è dunque lo stadio che ospiterà la partita. Il Bilino Polje, inaugurato nel 1972 e ristrutturato nel 2012 secondo i criteri standard per rientrare nella Categoria 3 UEFA, non ha strutture adatte ad ospitare la GLT. Non si tratta di una semplice mancanza di attrezzature: l’infrastruttura stessa non consente l’installazione del sistema, che richiede posizionamenti precisi di telecamere e sensori, oltre a una rete wireless stabile. È un limite noto e riconosciuto: la UEFA non ha potuto far altro che prenderne atto.
A questo si aggiunge l’elemento regolamentare, che prevede la non obbligatorietà della Goal Line Technology. L’attivazione della stessa dipende dalla federazione ospitante, che deve garantirne disponibilità tecnica ed economica. In Italia, nella semifinale di Bergamo contro l’Irlanda del Nord, la FIGC aveva messo a disposizione un pacchetto completo di supporti tecnologici, GLT compresa. In Bosnia, invece, la federazione locale non ha previsto l’utilizzo del sistema, e la UEFA non impone un obbligo generalizzato.
Non ci sarà, per gli stessi motivi, il fuorigioco semiautomatico (SAOT), anche se l’assenza di questi strumenti non implica la totale disconnessione dalla tecnologia: l’arbitro Clement Turpin potrà contare su un VAR “vecchio stile” e sull’on-field review, per valutare eventuali episodi controversi. Le verifiche saranno basate sulle immagini disponibili, quindi, e non su sistemi automatici per gol fantasma e fuorigioco. Una differenza rispetto a ciò cui siamo ormai abituati che, in una partita così delicata, non può che far discutere.
